25/06/2008
Ho aperto un nuovo Blog
Dopo la sconfitta della sinistra e la situazione che si è creta in Italia, ho aperto un nuovo Blog al seguente indirizzo:
leragionidellasinistra.myblog.it/
12:49
Scritto da : daniele_1949
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05/04/2008
VOTO NON VOTO di Luca Ricolfi
Il 5 aprile 2008 Luca Ricolfi è intervenuto con un articolo su La Stampa sul tema del non voto. Contiene spunti molto interessanti per cui lo riporto integralmente.
Daniele Petruzzi moderatore del Blog
| LUCA RICOLFI | |
| La gente è perplessa. C’è chi dice, più o meno convintamente, «io questa volta non vado a votare». C’è chi ci va, ma solo per votare scheda bianca o nulla. C’è chi ci va perché considera il voto un dovere civico. E c’è chi ci va perché crede che se vincono «gli altri» saranno guai. | |
19:15
Scritto da : daniele_1949
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26/03/2008
A proposito di un articolo di Paolo Flores d'Arcais su MicroMega
Quello che segue è l’articolo di P. Flores d’Arcais che compare sulla rivista MIcroMega. Ha cambiato idea ed ora andrà a votare.
Io non riesco ad essere d’accordo. La motivazione è lo spettro “Berlusconi” che, in caso di vittoria, potrà avere strumenti decisivi per ridurre gli spazi di democrazia. Io non credo che ciò possa accadere per il semplice fatto che la partecipazione democratica non si esaurisce nella manifestazione di un voto in cabina elettorale. Certo le elezioni sono massima espressione della sovranità popolare ma ciò è vero se gli eletti dimostrano coerenza nel porre in atto almeno una parte del programma promesso. Negli ultimi quindici anni non è avvenuto nulla di tutto ciò e la sinistra ha commesso montagne di errori a partire dalle continue divisioni su questioni puramente ideologiche. Ora si insiste su un programma pieno di novità e sicuramente attuabile. Auguro di tutto cuore una vittoria al P.D. ma questa volta rimango in panchina per “vedere l’effetto che fa”.
Daniele Petruzzi moderatore del blog.
Anteprima dal nuovo numero di MicroMega in edicola dal 25 marzo
Al voto, al voto! Istruzioni per l’uso
di Paolo Flores d'Arcais
L’unica cosa certa con l’attuale sistema elettorale è che ogni voto in meno a Veltroni-Di Pietro-Bonino fa vincere Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico. Questa circostanza matematica ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma le cose stanno proprio così. L’alternativa è secca: salvarsi l’anima (con Bertinotti) o salvarsi da dodici anni di Berlusconi-Putin (con Veltroni-Di Pietro-Bonino). ‘Io, da buon materialista ed ateo, trascurerò l’anima’
Il 13 e 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà – esso solo – la transustanziazione dei voti in seggi. Sarà bene rendersene conto, perché la tendenza spontanea in ciascuno di noi è di illudersi che il voto reale corrisponda al voto emotivo, morale, o comunque lo vogliamo chiamare. Per capirsi. Tu voti per la lista Xz, perché la senti più vicina, o la meno lontana, o la più efficace nell’opporsi a ciò che più detesti. Nella croce che metti sul suo simbolo riassumi queste tue emozioni, e una volontà di lotta o di riduzione del danno. Ma il risultato matematico di quel tuo voto, l’unico che poi conti, potrebbe addirittura rovesciare il senso che al tuo voto hai inteso dare.Il sistema elettorale «porcata» stabilisce infatti che alla Camera dei deputati una cospicua maggioranza assoluta vada alla coalizione che prende il maggior numero dei voti, quale che sia la percentuale ottenuta, magari anche molto inferiore al 50 per cento (più coalizioni e liste sono in concorrenza e più bassa può essere la soglia).
Nell’attuale situazione ciò significa che la coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico (ironicamente etichettata «Il popolo delle libertà») otterrà alla Camera la fiducia per un suo governo, con largo margine, se la coalizione Partito democratico-Italia dei valori (che per comodità chiameremo Veltroni-Di Pietro-Bonino, visto che nel Pd si presentano anche i radicali) otterrà anche un solo voto di meno.
Questa la realtà. Il resto è sogno, immaginazione, fantasia. E legittima, legittimissima rabbia, naturalmente. Perché questo sistema, da «porcata» qual è, porcate produce. Ma noi daremo senso concreto al nostro voto con questo sistema elettorale, non con le intenzioni che preferiremmo lo determinasse.
Perciò, quali che siano i nostri sentimenti, se contribuiamo a far avere alla coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino un solo voto in meno rispetto alla coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, avremo cooperato concretamente e irreversibilmente a cinque anni di governo Berlusconi seguiti da sette anni di Berlusconi al Quirinale. Abbiamo tutto il diritto di concludere che questa prospettiva non ci spaventa, che preferiamo dare un voto «emotivo» anche se questa ne sarà la conseguenza, non possiamo invece far finta di non sapere. Sarebbe disonesto, sarebbe immorale.
Al Senato le cose stanno in modo un poco diverso, ma assai meno di quanto non si speri. I premi di maggioranza scattano su scala regionale anziché nazionale, ma scattano comunque, in compenso le liste «minori» devono raggiungere un quorum quasi improbo, l’8 per cento, al di sotto del quale tutti i loro voti valgono zero.
Torniamo all’essenziale, perciò: un solo voto di meno di Veltroni (e alleati) rispetto al Cavaliere (e sguatteri, Ciarrapico docet), e avremo mandato al potere Berlusconi per almeno dodici anni. Questa circostanza matematica (l’unica che conti per attribuire i seggi) ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma in realtà le cose stanno proprio così.
Sappiamo tutti che in larghi strati di cittadini democratici, e dunque antiberlusconiani, circolano due tentazioni. Annullare il voto (o non andare proprio), votare la lista arcobaleno di Bertinotti. Tentazioni comprensibili, che hanno dalla loro moltissimi argomenti.
Io stesso sul numero di settembre 2006 di MicroMega, dopo averli certosinamente elencati, concludevo: «Dobbiamo essere conseguenti: rifiutare come ormai indecente ogni ricatto del tipo “finirete per far vincere Berlusconi” e rispedirlo con disprezzo al mittente. Dichiarare anzi esplicitamente, solennemente, collettivamente, che se i partiti di centro-sinistra, attraverso l’azione quotidiana di governo e l’approvazione urgente delle leggi necessarie, non daranno soddisfazione a quel “cahier de doléance” minimalista che sono le richieste stranote in fatto di conflitto d’interessi, giustizia, pluralismo televisivo eccetera, non li voteremo più`. Anche a rischio che in questo modo vinca per una terza volta Berlusconi».
Ho cambiato idea. La nuova coalizione berlusconiana realizza infatti ormai, senza le sbavature e le crepe democristiane di Casini, un disegno populista eversivo di cristallina evidenza. Il fondamento antifascista della nostra Costituzione verrà spazzato via e irriso come un «cane morto», la morsa clericale e oscurantista su corpi, esistenze private e cultura celebrerà fasti medioevali, la libertà sarà intesa solo nel senso di un’inarginabile arroganza del privilegio, la tolleranza zero verso emarginati e senza santi in paradiso si accompagnerà alla impunità totale e opulenta per amici del governo e altri establishment, il controllo totale del sistema televisivo farà concorrenza alle più nere fantasie di Orwell.
Dopo dodici anni (almeno) di Berlusconi al potere, la democrazia italiana sembrerà gemella di quella russa di Putin. Del resto, non è Putin il leader politico con cui Berlusconi vanta la più intima amicizia e di cui canta i più ditirambici elogi? Putin è il suo modello, o forse Berlusconi pensa che sia Putin ad aver realizzato in Russia una «democrazia» sul modello di Berlusconi. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Immaginiamo, come possibile, che alla vigilia del voto lo scarto fra i due schieramenti sia minimo: 100 a Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, 99 a Veltroni-Di Pietro-Bonino, cifre inferiori a tutti gli altri. Restano da conteggiare due voti, amico lettore: il tuo e il mio. Tu mi riassumi l’elenco di tutte le magagne (per atti ed omissioni) compiute dal centro-sinistra, e mi chiedi di votare perciò Arcobaleno. Se mi convinci, il risultato sarà dodici anni (almeno) di potere di Berlusconi, ma una decina (forse) di deputati in più per Bertinotti e Pecoraro Scanio. Sei sicuro di volere questo? Se sei sicuro, non c’è da discutere, è una posizione legittima e un voto con essa coerente. Io penso invece che per le lotte che comunque dovremo fare (governo Berlusconi o governo Veltroni), su diritti civili ed eguaglianza sociale, informazione libera e pluralista e giustizia eguale per tutti, e via compitando il rosario ben noto, non è indifferente quale sarà il governo. Con dodici anni di potere berlusconiano rischiamo che per lottare democraticamente diventi necessario essere un poco eroi. E ti risparmierò la citazione di Brecht che conosci come me e come me condividi.
Oltretutto, per le lotte che ci stanno a cuore, nello schieramento di Veltroni troveremo degli alleati. Lungi da me fare il peana sul «modo nuovo di fare le liste». In questo stesso numero una donna siciliana, entrata nel Partito democratico con le famose primarie, racconta oltre ogni ragionevole dubbio come il motto del Gattopardo spadroneggi anche nel Pd di Veltroni. Ma alcune novità ci sono, nasconderle sarebbe disonestà e cecità.
L’accordo con Di Pietro, intanto, che entrerà nel Pd (e in parlamento) portando l’istanza della legalità. L’accordo con i radicali, senza pagare il dazio-Pannella, con tutto ciò che di laicità i radicali significano (doppio merito per Goffredo Bettini, dunque). Umberto Veronesi capolista a Milano, uno scienziato al servizio della vita e della libertà delle donne, e della libertà laica tout court (ha difeso, come dovrebbe essere ovvio, il diritto di ciascuno sulla propria vita, la propria sofferenza, la propria morte: il diritto civile all’eutanasia, insomma). La conferma di Ignazio Marino e della sua legge contro l’accanimento terapeutico, bloccata fin qui dall’accanimento teo-dem. Il ripensamento su Giuseppe Lumia, la cui lotta anti-mafia torna capolista in Sicilia (grazie anche a Ignazio Marino). E infine, last but not least, Pancho Pardi capolista al Senato in Toscana per l’Italia dei Valori. Il compagno che a piazza Navona Nanni Moretti indicò come il futuro leader della sinistra e che con Nanni continua a significare, per il milione e passa di cittadini di piazza san Giovanni, 14 settembre 2002, i girotondi, la loro festa di protesta, il loro ossimoro di moderazione intransigente per la libertà e la giustizia.
Il 13 e il 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questa legge elettorale. Non saremo liberi di esprimere intenzioni ed emozioni attraverso il segno sulla scheda. Il meccanismo della «porcata» deciderà il significato concreto, cioè vero, del nostro voto. Lo abbiamo discusso a sufficienza. Ciascuno dovrà ora decidere, senza fingere di non sapere.
Potremo salvarci l’anima, o salvarci da dodici anni di potere di Berlusconi-Putin. Io, da buon materialista e ateo, trascurerò l’anima.
(Da MicroMega n°2/2008, in edicola dal 25 marzo 2008)
18:45
Scritto da : daniele_1949
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12/03/2008
Brevi considerazioni sulle liste dei candidati
Sono state presentate le liste di candidati per le elezioni. Sono in tutto 11 liste con altrettanti candidati premier, mentre alcuni partiti si sono apparentati allo scopo di ottenere i relativi benefici. Ogni partito che supererà l’1% otterrà il rimborso statale di un euro calcolato sul totale degli aventi diritto al voto e non sul totale dei voti ottenuti per cinque anni e con riferimento alla Camera e al Senato. Chi non va a votare, chi vota scheda bianca a traccia segni sulla scheda in modo da renderla nulla, contribuirà comunque al mantenimento dei partiti senza alcun potere di interferire sulle scelte dei candidati. I nomi che troveremo sulla scheda elettorale sono stati decisi nel chiuso delle segreterie o delle dimore personali. Poco importa il contatto diretto e la conoscenza del territorio da parte dei candidati: se voto, entreranno in Parlamento solo i cooptati. Faccio un esempio. Risiedo in Emilia Romagna e mi sono soffermato sulle liste presentate dal Partito Democratico (quelle presentate dal PdL non le prendo neppure in considerazione perché ritengo questa formazione politica una sciagura per il nostro paese). Questo partito ha concentrato lo sforzo comunicativo sulla novità del progetto politico. Se la novità si deve tradurre in una presenza in Parlamento di persone che si sono distinte per buoni risultati ottenuti in passato, i nomi proposti che saranno certamente eletti, sembrano del tutto privi di carica innovativa. Inoltre si assiste a candidature provenienti da fuori regione che, sebbene autorevoli, non riusciranno sicuramente a mantenere il canale di comunicazione con i loro elettori per il semplice motivo che non vivono nel nostro territorio. Un motivo in più per saltare un turno. Daniele Petruzzi moderatore del Blog.
18:50
Scritto da : daniele_1949
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29/02/2008
Risposta a Valentina e Andrea
Fino ad ora non mi ero mai posto il problema di non andare a votare perché anche io credo alla funzione politica dei partiti. La nostra stupenda Costituzione recita che l’esercizio del diritto di voto personale, uguale, libero e segreto è un dovere civico e che i partiti concorrono a determinare la politica nazionale. Sono perfettamente d’accordo ma è da almeno 15 anni che la politica ha abbandonato l’interesse generale. Il centrodestra è indecente per come si presenta. L’alleanza al settentrione con la Lega Nord di Bossi e al sud con il Movimento per l’Autonomia di Lombardo, l’unione della ex Alleanza Nazionale con vocazioni stataliste con la ex Forza Italia con vocazioni liberiste, gli altri partitini di varia estrazione alleati solo per spartirsi le briciole dei seggi sono la garanzia della sua totale inaffidabilità. Il P.D. si presenta per la prima volta sulla scena politica ma per ora di nuovo ha solo il nome, perché la classe dirigente di quel partito non presenta novità sostanziali. Certo il programma è suggestivo ma solo per raccogliere consensi, tanto sarà molto difficile ottenere una maggioranza nel prossimo Parlamento ed anche se ciò accadesse, dovrebbe comunque ricorrere all’aiuto delle forze centriste per assicurare la propria stabilità. Andrea pensa che sarà il P.d.L. ad accordarsi con l’UDC. Io credo che avverrà il contrario. Non mi convince neppure l’aggregazione della Sinistra arcobaleno che cerca consensi per garantirsi la rappresentanza con un programma di opposizione radicale che non ha nessuna possibilità di incidere sulle contraddizioni di questa società, per di più costruito all’ultimo momento per mettere d’accordo ben quattro componenti. Infine UDC e Rosa bianca propongono argomenti che, oltre ad essere confusi, sono inutili e dannosi per il futuro del nostro paese. Me li immagino tutti questi partiti che proprio in questi giorni, nel chiuso delle loro sedi (ma dove sono le sedi?) stanno decidendo senza alcun controllo i nomi da inserire nelle liste. Se dovessi andare a votare mi troverei un elenco preconfezionato, senza alcuna possibilità di scegliere. Un’altra cosa ignobile è la presentazione dei candidati leader in più o tutte le circoscrizioni. Questi prendono voti da tutte le parti poi scelgono la circoscrizione di appartenenza, dando un calcio nel sedere alla democrazia rappresentativa!!!!
Allora non votando cosa si ottiene? Nell’immediato nulla; però questo nulla deve essere confrontato con il molto poco attuato fino ad ora. In definitiva la mia opinione è la seguente: una consistente astensione indurrà i partiti specialmente della sinistra e quanto di sinistra c’è ancora nel P.D. (perché è questa la parte politica che più mi interessa) ad un ripensamento dei rapporti con la propria base di riferimento.
In Italia la situazione è molto critica e sfilacciata. La scelta di “votare per il meno peggio” rischia di consolidare ed allungare questa insostenibile fase di stallo che dura ormai da troppo tempo.
P.s. per Andrea sulla non comprensione dell’accostamento del taglio del cuneo fiscale all’intervento sull’IRPEF.
Quando il governo Prodi ha dovuto mantenere la promessa del taglio del cuneo fiscale del 5% non ha avuto problemi per le imprese. Ha tagliato i costi del lavoro del 2% facendo risparmiare le imprese. Poiché non poteva fare altrettanto per i lavoratori dipendenti perché tecnicamente era impossibile intervenire sui contributi previdenziali ed assistenziali da loro pagati, ha operato sulla revisione delle aliquote e sulla modifica del sistema deduzioni-detrazioni. Lo stesso Governo sostiene che il taglio è stato del 3% ma non sembra che i lavoratori dipendenti se ne siano accorti. Basta andare a confrontare l’ammontare attuale delle buste paga con quello precedente all’intervento della Finanziaria 2007.
Daniele Petruzzi moderatore del blog
11:20
Scritto da : daniele_1949
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26/02/2008
Sul programma del Partito Democratico
Ho letto il programma del Partito Democratico. La prima reazione è un misto di rabbia e sorpresa. Rabbia perché quanto è stato scritto ripropone il vecchio programma dell’Ulivo, poi integrato, prima delle elezioni del 2006, con le proposte di tutta l’Unione del Centrosinistra. I termini usati sono diversi e, se vogliamo, più innovativi ma continuo a pensare che molte delle cose ivi contenute potevano e dovevano essere attuate dalla precedente maggioranza. Continuo a considerare debole l’affermazione secondo la quale le cose non si sono fatte per l’eccessiva frammentazione e litigiosità delle varie componenti, per il semplice motivo che la responsabilità del funzionamento degli accordi ricade sui dirigenti politici che li hanno sottoscritti; se pensavano di non poterle attuare avrebbero dovuto escluderle dal programma, così gli elettori non sarebbero sentiti traditi. Sorpresa soprattutto per la promessa della riduzione IRPEF di 1 punto all’anno a partire dal 2009. Ci aveva già provato l’Unione con la proposta dell’abbattimento del cuneo fiscale. A conti fatti i lavoratori dipendenti non ne hanno tratto alcun beneficio. Il Partito Democratico sa benissimo come andrà finire questa competizione elettorale a causa di una legge impresentabile: un pareggio con uno scarto minimo di voti a favore suo oppure dell’altra ammucchiata elettorale di centrodestra e la formazione di un governo sostenuto da una grande coalizione all’interno della quale gli interessi in gioco bloccheranno ogni tentativo di innovazione. Con buona pace del programma presentato. Sono sempre più convinto di saltare un turno per vedere dopo come andrà a finire.
Daniele Petruzzi moderatore del blog
16:35
Scritto da : daniele_1949
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19/02/2008
Risposta a Valentina
E' ovvio che anche chi non è operaio può avere idee di sinistra. Ho criticato Fausto Bertinotti per la sua presa di posizione ideologica e anche un po' invecchiata e la sua scelta di contrapporre gli operai a tutto il resto della società. Nella storia della sinistra ci sono stati imprenditori, pochi per la verità ma è ovvio, (vedi Adriano Olivetti) che si sono ispirati agli ideali di uguaglianza, libertà e solidarietà come del resto ci sono operai o appartenenti a ceti popolari che stanno a destra. Non è questo il problema. Credo che una forza di sinistra che voglia parlare alla società deve prendere atto che la categoria del lavoro dipendente e sfruttato non possa essere limitato alla categoria operaia di fabbrica perché oggi il lavoro subordinato è presente anche in altri settori sociali e ricomprende anche attività di carattere intellettuale. Inoltre se è vero che dentro la fabbrica esistono ancora attività di lavoro materiale è anche altrettanto vero che molte di queste figure sono altamente specializzate. Credo che una sinistra moderna anche se radicale debba porsi il problema della ricomposizione del lavoro dipendente e che non esiste più l'operaio massa adibito esclusivamente alla catena di montaggio. Il senso del mio intervento è una presa di posizione netta nei confronti di una classe politica che ricorre in modo spregiudicato agli strumenti della comunicazione per ottenere consenso ma, una volta eletta, lascia sempre le cose come stanno. Questa non è la posizione di un cittadino che, per avere la coscienza a posto, preferisce delegare tutto, anche l'impossibile, alla politica; tutt'altro. Io partecipo e mi interesso e sono sicuro che molte delle cose che la sinistra aveva promesso potevano essere attuate. Magari la maggioranza sarebbe caduta subito ma sicuramente in piedi e con la possibilità di rivendicare quanto non si era potuto fare e per colpa di chi.
Per quanto riguarda il cambiamento dello scenario politico sono assolutamente d'accordo. Penso che ciò sia dovuto all'esigenza di presentare liste che abbiano successo in presenza di una legge elettorale non democratica, piuttosto che ad una riflessione su come deve cambiare la politica. Vedo per esempio che nessuno sostiene la necessità di cambiare legge elettorale per dare più peso ai cittadini. Eppure fino a due mesi fa tutti la volevano cambiare. Io non me la sento proprio di entrare in cabina elettorale per mettere la croce sulla lista preparata con il bilancino nel chiuso della sede del partito politico. Quando saranno pubblicate le liste perderò un po' del mio tempo per verificare i nomi dei candidati. Sono già sicuro che troverò un notevole numero di persone molto lontane da me senza alcuna possibilità di scelta.
Daniele Petruzzi moderatore del blog
17:05
Scritto da : daniele_1949
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18/02/2008
Sulla lista della Sinistra Arcobaleno
Dalle dichiarazioni in data 17 febbraio 2008 di Fausto Bertinotti, leader della Sinistra arcobaleno, sulle candidature di Matteo Colaninno imprenditore e l’operaio della Thyssen-Krupp nelle liste del Partito Democratico: “Uno è di troppo. Noi dobbiamo stare da una parte sola: quella dei lavoratori e delle lavoratrici nel conflitto sociale.” Fantastico!!! Per me sono parole in libertà che non corrispondono alla realtà. Sarà importante verificare dopo il 9 marzo 2008 quali nomi avranno presentato le quattro componenti che hanno dato vita alla Sinistra Arcobaleno. C’è da scommettere che anche queste liste conterranno candidati di ogni estrazione sociale. Quindi è una bugia al limite della demagogia l’affermazione del grande capo Fausto Bertinotti. Se andiamo a vedere gli eletti nella scorsa legislatura ci troviamo queste persone. Ho fatto una ricerca solo sulla Camera dei deputati e fino alla lettera F. I risultati sono i seguenti.
Partito della Rifondazione Comunista.
Acerbo Maurizio conduttore radiofonico
Bertinotti Fausto diploma di perito industriale; Presidente del Partito della sinistra europea
Burgio Alberto Laurea in lettere e filosofia; docente universitario - professore ordinario o di prima fasciaCacciari Paolo Laurea in architettura; libero professionista – giornalista
Cardano Annamaria Laurea in lettere moderne; insegnante
Caruso Francesco Saverio Laurea in scienze politiche; ricercatore socialeCogodi Luigi Laurea in giurisprudenza; avvocato
De Cristofaro Peppe Liceo classico; dirigente di partitoDe Simone Titti Liceo classico; dirigente di partito
Deiana Eletta Laurea in lettere moderne; pensionata
Duranti Donatella Istituto magistrale; dipendente pubblico – operaio
Falomi Antonio Laurea in chimica; funzionario di partito
Farina Daniele Laurea in scienze politiche; libero professionistaFerrara Francesco Biennio/triennio scuola media superiore
Folena Pietro Maturita' classica; funzionario di partito politico
Forgione Francesco Diploma superiore; giornalista professionista
Frias Mercedes Laurea in geografia; libera professionista - consulente formazione professionale e ricercaSinistra Democratica per il Socialismo Europeo
Attili Antonio insegnante
Aurisicchio Raffaele dirigente di associazione di categoria
Bandoli Fulvia dirigente politico
Buffo Gloria Laurea in architettura; dirigente partito politica
Cialente Massimo Laurea in medicina e chirurgia; medico pneumologoD’Antona Olga Licenza media superiore, assistente comunita' infantili; dirigente politica
Di Salvo Titti Laurea in scienze politiche; dipendente di azienda bancaria – impiegata
Fumagalli Marco Diploma di liceo scientificoVerdi
Calducci Paola avvocato e professore universitario
Boato Marco Laurea in sociologia; docente universitario giornalista
Cassola Arnaldo B.A. (Hons), D.Lett. (Pisa), Dip. Perf. (Urbino); docente universitario
Cento Pier Paolo Laurea in giurisprudenza; pubblicistaPartito dei Comunisti Italiani
Bellillo Katia laurea in pedagogia; specializzazione in mediazione familiare
Cesini Rosalba Liceo scientifico; funzionario di partito
Caprolicchio Silvio Laurea in giurisprudenza; avvocato - patrocinante in cassazione
De Angelis Giacomo Liceo scientifico; dipendente pubblico - dirigenteDi liberto Oliviero Laurea in giurisprudenza; docente universitario
Allora di quale classe operaia straparla il deputato Bertinotti già Presidente della Camera!!!!
Ma c’è dell’altro. Anche per questa nuova aggregazione si è verificato il miracolo. Fino a ieri gli interventi dei loro esponenti si caratterizzavano più per la tendenza alle sottili distinzioni che per il sostegno a proposte da tutti condivise. In meno di due settimane si sono appianate le differenze è adesso corrono tutti uniti per l’obbiettivo comune. Siccome nessuno ha potuto leggere uno straccio di programma, se non fumose affermazioni sulla necessità di diventare una forza politica più grande, la domanda sorge spontanea: non sarà che questo slancio unitario derivi dalla necessità di raccogliere almeno l’8% dei voti al Senato e il 4% alla Camera pena la sparizione di tutti e quattro dalla scena politica?. Auguro a questa lista tutto il successo possibile ma sono sicuro che, in caso di insuccesso, dal giorno dopo cominceranno a litigare con buona pace delle promesse fatte ai loro elettori. Visti i precedenti è probabile che litighino anche in caso di successo. Penso anche che la scelta di aggregazione non abbia solide basi politiche. Parlano di successo se la lista ottiene il 10%. Anche questa è una mistificazione perché nelle passate elezioni le prime tre liste hanno preso oltre l’11% senza contare Sinistra Democratica che prima stava nei DS. Diamo un’occhiata a cosa fanno i partiti seri in altri paesi. Le unificazioni per dar luogo ad altre formazioni politiche avvengono con procedure democratiche che coinvolgono iscritti e simpatizzanti e non con operazioni di vertice . Proprio tutto il contrario di quanto hanno fatto questi quattro partiti. Si unificano con la scusa di volere essere più forti e rimandano al poi la costruzione del soggetto politico condiviso. Analizziamo qualche aspetto di questa operazione. Le componenti sono:
Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica. I loro esponenti insistono sulle motivazioni ideali della loro militanza ma, a ben vedere, il loro passato prossimo è una storia fatta di scissioni a catena. Poiché non erano d’accordo con il partito in cui militavano in precedenza, invece di fare una battaglia politica dall'interno, se ne sono andati e ne hanno fondato un altro ma i nomi degli eletti sono sempre gli stessi anche se sotto liste diverse. Credo che il vizio della differenziazione se lo porteranno anche dentro la Sinistra Arcobaleno. D'altra parte è cambiato solo il nome perché i protagonisti sono immutati.
Questa non è antipolitica ma una giusta reazione all'offesa dell'intelligenza.
Allora penso di mettermi in panchina per un turno elettorale per mandare a costoro un segnale di sfiducia e di indignazione.
Daniele Petruzzi moderatore del blog
19:20
Scritto da : daniele_1949
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17/02/2008
Intervento di Orazio Vecchio http:www.nonvoto.org
Pubblico una lettera di Orazio Vecchio, ringraziandolo per l'attenzione, sul comportamento dei giornalisti in questa campagna elettorale.
Daniele Petruzzi moderatore del blog.
Lettera Aperta
Milano 22.02.2008
A tutti i giornalisti.
Ad essere sincero credo che in Italia l’insieme dei mezzi di comunicazione fornisce al cittadino una buona informazione, chi vuole informarsi lo può fare attingendo a diverse fonti. L’unico difetto che si può rimproverare ai giornalisti nostrani, è quello di correre in aiuto del potente di turno anche se da quest’ultimo non è richiesto. E’ quello che sta succedendo in questa campagna elettorale, dove il ruolo del giornalista in qualsiasi Paese democratico in un periodo come l’attuale dovrebbe essere più penetrante e critico. Invece si offre come “spalla” al politico di turno.
Il comico e la spalla
Oggi stiamo assistendo, con buona pace di tutti, ad una fase in cui la politica sta gettando le basi perché essa sia una “cosa “che sarà sempre più ad appannaggio di pochi circuiti sociali e professionali. Ed anche al nobile tentativo di spacciare per società civile una serie di brave persone, le cui caratteristiche principali sono quelle di essere parenti di banchieri o di industriali.
Vendere tutto questo agli Italiani come un innovamento necessario, la strada maestra per risolvere tutti i problemi del Paese, non è altro che l’ultimo espediente escogitato(una commedia all’Italiana) da questa classe politica per cercare di acquisire una qualche credibilità agli occhi dei cittadini. Ormai nauseati dall’oggettiva pessima prova che in questi anni essa ha dato di se.
Come è risaputo in uno sketch comico la spalla è importante per la risata finale.
Voi signori giornalisti “tutti targati “ recitate la parte di questa commedia alla perfezione e con molta accondiscendenza.
Quando il 14 aprile questa commedia sarà conclusa, saranno gli italiani ad essere i veri attori di un reality dai risvolti economici sempre più drammatici.
Al politico (comico) il vostro collega di turno (spalla) formula sempre con domande edulcorate quale ricetta magica ha il proprio schieramento per risolvere i problemi economici degli Italiani. Questo risponde con delle assurdità più clamorose e con delle pietose bugie.
Ma perché permettete loro di propinarci quelle assurde e mendaci soluzioni, ormai identiche da entrambi i schieramenti, quale l’abbassamento della pressione fiscale, in contemporanea con l’abbassamento della spesa pubblica.
Perché nessuno di voi giornalisti (dimenticavo voi fate la spalla) ricorda ai politici che sono decenni che questi signori abbassano la spesa pubblica tagliando i trasferimenti agli Enti locali. Quest’ultimi, a loro volta, si inventano di tutto per fare quadrare i bilanci (compresivi di sperperi e clientelismo) con “strumenti di alta finanza” come: ecopass , semafori taroccati, autovelox ecc. ecc.
Quello che rimane da tagliare sono ancora le pensioni (si ancora quelle) e la sanità, ma in questo momento nessuno ha il coraggio di dirlo.
Perché non gli fate esplicitare, con loro parole, quali sono queste riforme strutturali necessarie di cui il Paese ha bisogno per essere competitivo ?
Se non hanno il coraggio di dirlo e se voi non ve la sentite di chiederglielo, vi tolgo dall’imbarazzo io.
Sono queste le riforme strutturali che faranno per rendere più competitivo il Paese:
- La pensione e la sanità sarà corrisposta in base alla capacità che il cittadino può permettersi di pagare nel periodo della sua vita lavorativa.
- Un lavoro mal pagato e sempre più precario.
Anche perché le tasse, che il centro destra sostiene di avere abbassato quando era al governo, o il famoso tesoretto caldeggiato dell’attuale Governo uscente, sono delle autentiche baggianate.
L’unica cosa certa che questa classe politica ha saputo fare negli ultimi 14 anni, dall’entrata della cosiddetta seconda Repubblica, è di averci indebitato per oltre 600 miliardi di euro, su questo non ci sono dubbi di sorta.
Con il risultato che gli italiani sono sempre più poveri e indebitati mentre la casta politica e giornalistica è sempre più ricca.
Vi esorto a fare i giornalisti e non la spalla.
Con cordialità
Orazio Vecchio
http://www.nonvoto.org
19:50
Scritto da : daniele_1949
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11/02/2008
Sul centrodestra
Non simpatizzo con il centrodestra, anzi non riesco proprio a riconoscermi in alcuna delle loro idee o proposte. Con questo schieramento la distanza è abissale e non colmabile. Tuttavia seguo la loro politica e devo dire che sono sorprendenti. Prendiamo ad esempio l'unione elettorale tra Berlusconi e Fini. Il primo ha fondato Forza Italia e l'ha diretta senza mai fare un congresso per discutere con metodi democratici. Per lui la democrazia è un freno. Il secondo di congressi ne ha fatti tanti ma una settimana fa, senza consultare nessuno, ha immediatamente sottoscritto il patto di fondazione di un nuovo partito: Partito delle Libertà (PdL) Così si sono fuse le due culture della destra sociale e del liberismo economico. E' ben vero che in passato Fini ha avuto modo di dimostrare la sua genuflessione a Berlusconi mettendo all'angolo le sue idee ma è altrettanto vero che ancheBerlusconi se n'è infischiato del liberismo pensando solo ai suoi interessi. Da questo punto di vista anche gli elettori di centrodestra avrebbero ottimi motivi per astenersi e saltare un turno. Poi bisogna prevedere cosa realizzerà in caso di vittoria. Bene, è certo che non realizzerà neppure il 10% di quello che promette, sempre a patto che dentro quel 10% ci sia qualcosa che soddisfi il suo interesse. Anche la classe politica di destra quindi dimostra, oltre a pericolosi scivolamenti antidemocratici, una spiccata attitudine a prendere in giro gli elettori. Se poi pensiamo che, grazie alla legge elettorale vigente inventata dal centrodestra, si faranno le loro liste dei candidati ossequiosi, nel chiuso di una stanza di Palazzo Grazioli, è facile prevedere come, in caso di vittoria, daranno un altro contributo alla distanza che separa i cittadini dalla politica.
Daniele Petruzzi moderatore del blog
19:10
Scritto da : daniele_1949
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